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Vincos “le Roi” dei social network

07 giugno 2012

Non vi nascondo un particolare coinvolgimento in questa breve intervista fatta a Vincenzo Cosenza (noto come Vincos) , Social Media Strategist di Blogmeter, nato come me in Basilicata, tra i maggiori esperti di analisi delle conversazioni in rete e delle interazioni sui social media. Proviamo a conoscerlo meglio.

Che lavoro fai?
Sono Social Media Strategist e Responsabile della sede romana di Blogmeter. In pratica aiuto le aziende a comprendere come approntare un sistema di ascolto delle conversazioni in rete e come misurare il grado di interazione con gli utenti.


Social Media ROI. Ci spieghi queste tre parole?

Con l’acronimo R.O.I. viene indicata una semplice formula per il calcolo della profittabilità del capitale investito. E’ generalmente usata come indice di bilancio delle aziende, ma viene anche impiegata per misurare singoli investimenti. Si tratta di una metrica prettamente finanziaria facile da calcolare se si sanno identificare gli elementi che compongono il numeratore (profitto ossia guadagno lordo meno costo dell’investimento) e il denominatore (costo dell’investimento).

I social media sono tutti quei servizi web-based (i blog, i social network, YouTube, ecc…) che rendono possibile la socializzazione sia del trasporto che della trasformazione del messaggio, ossia che permetto a chiunque di essere soggetto attivo della comunicazione. Quindi la domanda “Qual è il ROI dei social media non ha senso” è come chiedere quale sia il R.O.I. dei mass media ossia di una serie eterogenea di media. Ma anche restringendo ad un solo medium sociale, ci si troverebbe di fronte a qualche problema. In effetti anche la domanda “Qual è il R.O.I. di Facebook?” non è corretta. Sarebbe come chiedere “qual è il ritorno dell’investimento del telefono”. La richiesta andrebbe riformulata in modo da comprendere la specifica attività posta in essere, dalla quale ci si attende un risultato finanziario, e il tempo di riferimento nel quale si espleterà. Ad esempio: “qual è il R.O.I. della gestione della presenza su Facebook per il primo semestre del prossimo anno?” oppure “quale R.O.I. ci si può attendere dallo spostamento del 10% delle risorse dal call center tradizionale al customer care via Facebook, nel prossimo trimestre?”.

Perchè hai scritto un libro proprio su questo tema?
Per spiegare alle aziende e alle agenzie di comunicazione l’importanza di un approccio pragmatico alla gestione dei social media. Finora si sono affrontati quasi come un gioco, senza investire in risorse umane, tecnologia, cultura. Il libro è parte da un analisi del panorama attuale per guidare il lettore verso la scoperta di strumenti e tecniche di gestione e analisi delle attività sui social media.

Capitolo Italia 2.0. Come siamo messi?
Facebook è di gran lunga il luogo di relazioni più frequentato: vanta 21,6 milioni di utenti italiani mensili, dei quali 3 milioni entrati nell’ultimo anno. Inoltre sono 13 milioni quelli che lo usano ogni giorno, mentre 7,5 milioni lo fanno da dispositivo mobile ogni mese. Negli ultimi mesi va registrato anche un cambiamento nella composizione demografica degli iscritti: diminuisce il peso dei teenager e aumenta quello degli over 36.

Degli altri social media sappiamo meno informazioni. Twitter non rivela i dati di utenza, ma Audiweb rileva 3,7 milioni di visitatori in crescita del 142% rispetto al 2011. Secondo una ricerca di Semiocast sarebbero solo un milione quelli che avrebbero emesso un cinguettio nell’ultimo mese del 2011.

Tra i grandi c’è anche Linkedin, un must per chi entra nel mondo del lavoro, con 2,9 milioni di visitatori (+50% rispetto all’anno precedente). In termini di iscritti i dati ufficiali registrano oltre 3,3 milioni di italiani.

Toglimi una curiosità: Facebook crea davvero un network? Twitter è davvero il social che genera contenuti?
Facebook è una piattaforma che facilita la creazione di network. Ognuno di noi può crearlo come meglio crede, privilegiano la famiglia, i contatti di lavoro o gli sconosciuti. Da qui dipende il valore, in termini di informazioni ricevute, della rete. Quindi attenzione a metterci dentro le persone giuste.
Anche Twitter è una piattaforma e dunque di per sè non genera contenuti. Ma dà la possibilità ad ognuno di noi di farlo.

Imprese e PA non hanno ancora sviluppato a pieno una cultura digitale, chi ne risente maggiormente?
Ne risentono i clienti e i cittadini in primis perchè non possono usufruire di un livello adeguato di attenzione e dunque migliori servizi. Le imprese ne risentiranno in termini di capacità competitive. Il mercato è pronto a punirle se non sapranno prestare ascolto alla rete. Per il cambiamento nelle PA, in assenza di un forte impulso centrale, non si può che sperare nelle iniziative dei singoli.

Progetti futuri personali e per Blogmeter?
Stiamo perfezionando i nostri strumenti di analisi che offriamo alle aziende: dopo Facebook Social Analytics che serve a confrontare le performance della propria pagina con quelle dei competitor, stiamo curando l’analisi semantica della nostra tecnologia al fine di estrarre automaticamente dai messaggi lasciati in rete le emozioni espresse dagli italiani.

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